INCENERITI! CONTADOR INFIAMMA L’ETNA: SCARPONI SI BRUCIA, NIBALI DI BRACE
Una colata di lava travolge il Giro: Contador attacca e nonostante le condizioni avverse ad un attacco solitario (tra pendenze pedalabili e vento forte) fa la differenza. Regge solo un eroico Rujano, Scarponi si schianta provando la replica alla pari. Nibali cova come brace sotto la cenere, attende l’ultimo km ed è il più convincente tra gli umani.
Foto copertina: Contador all’attacco, gli avversari… sfumano (foto Bettini)
Onoriamo la fuga di giornata, strappata a un gruppo recalcitrante dopo un’ora volata sul filo dei 50km/h: dopo il fallimento, tra gli altri, di Di Luca, se ne vanno invece di prepotenza Savini e Bakelandts, cui si aggregano Cherel, Frank, Horrach e Vanotti (compagni rispettivamente di Joaquim Rodriguez e Nibali), Lastras – maglia rosa virtuale e promettente per la tappa –, Popovych e, dulcis in fundo, Visconti. Le speranze di conquistare almeno il traguardo di giornata reggono fino alle rampe più dure dell’Etna, e si fondano principalmente sull’auspicio di una gara di studio tra i “pezzi grossi”: ma così non sarà, e gli allunghi sfrontati di Bakelandts, che si arrende per ultimo; la generosità di Lastras profusa per tre quarti di tappa; i calcoli tattici di Vanotti (ripreso prima delle fasi calde, qualche tirata per Nibali comunque la darà); la scarsa collaboratività dello svizzero Frank che guizza velleitario rompendo accordi; la regolarità di Savini; soprattutto l’eroismo umile di Visconti che si danna l’anima per brillare in una tappa che non gli appartiene; ebbene, tutto questo sparirà in fumo quando la sfida di alta classifica si farà incandescente.
L’inseguimento, su e giù tra pendici del vulcano e mare, racconta di una differenza trattenuta tra i tre e i cinque minuti, dice di una Lampre che si fa carico quasi da sola della gestione di gara (esemplare Petacchi), sporadicamente supportata da Liquigas e Astana quando si tratta di dare un giro di vite in fondo alla prima lunga discesa dell’Etna. In cronaca, l’abortito rientro di Belkov della Vacansoleil, che tenta senza esito di imitare il compagno Hoogerland visto a Montevergine, ma dopo aver recuperato tutti i minuti – tranne uno – sul primo Gpm, fallisce l’aggancio in discesa e viene riassorbito.
Dopodiché, è l’Etna. Di nuovo, ma stavolta “davvero”: più in alto, più forte. Strada larga, vento tagliente, distese di sabbia lavica in cui i corridori appaiono ancora più spersi.
La Lampre, ancora la Lampre, dà il “la” all’accelerazione che segna fatalmente il destino della fuga, prima Marzano, poi le prime fiammelle di Niemec: la maglia rosa Weening precipita in un abisso infernale di fatica e sofferenza quando ancora mancano dieci km all’arrivo. Arriverà con oltre sei minuti e mezzo di ritardo. Anche Pinotti arranca, e abbandona ogni velleità di classifica. Ci si scotta ancor prima che il rogo sia esploso.
Ai -10 km si avvicinano le rampe più dure e Rujano e Nieve tentano di avvantaggiarsi, ma solo il piccolo venezuelano riuscirà a tenere il naso fuori, per quanto sempre nel mirino di Niemec. Numerosissimi gli Astana in “posizione di sparo” (Kreuziger, Kiserlovski, Masciarelli, Tiralongo), preoccupante l’isolamento di Nibali, spesso alle spalle di un sorprendente Garzelli che si mantiene costantemente nelle primissime posizioni del gruppetto.
A breve però la parola “isolamento” acquisirà un significato completamente diverso.
Contador è ancora accompagnato da Jesus Hernandez, e l’ascesa mancante è ancora lunga, soprattutto per un atleta spesso accusato di sfoderare le proprie rivoltelle quando alla linea non mancano più di tremila metri, tanto da far assumere ai 5 km di Verbier i connotati del memorabile. Di fatto però la salita è ancora più lunga, e non tanto per le distanze da affrontare ma perché “facile” (Rujano: “oggi la salita era troppo facile per me”), da scia. E ancor più “da scia” perché sferzata da un vento impietoso. Specialmente perché il drappello dei migliori è ancora corposo, ricco di capitani che con un’altra preda magari si guardarebbero troppo, ma con un fuggitivo di lusso non farebbero alcuna fatica ad accordarsi e trasformarsi in una muta di segugi: a maggior ragione perché non di soli capitani si tratta, ma anche di gregari, ovviamente di lusso, vale a dire Niemec e il gruppo Astana.
Tanti fattori da computare, e il bilancio fatto da un dovizioso ragioniere suggerirebbe di accomodarsi a ruota.
Ma oggi Contador non ha intenzione di soffermarsi a fare troppi conti, sente il fuoco nelle “piernas”, e ai -7km dall’arrivo, sulle rampe più impegnative (ma non poi così tanto, intorno all’8-9%), scarica sulla moltiplica grande tutta la veemenza di un’eruzione vulcanica.
Scarponi è l’unico a tentare di reagire, lungo rapporto anche per lui e un rientro il più veloce possibile per potersi agganciare al carro posteriore dello spagnolo: Contador è propenso a collaborare, chiede un cambio, ma Michele è in apnea. All’atto di rientrare su Rujano (che saggiamente doveva aver allentato l’andatura, probabilmente proprio nella speranza di favorire qualche rientro), il pistolero fa di nuovo fuoco, e a Scarponi non resta che scivolare nel gruppetto all’inseguimento con i muscoli disperatamente in fiamme e ogni sirena d’allarme che strilla invano.
Lo scalatore venezuelano si acquatta alla ruota di Contador, stringe i denti, non è ovviamente in grado di dare neppure mezzo cambio. Il vantaggio si dilata comunque.
Dietro è soprattutto l’Astana ha lavorare sodo, dopo che Niemec si sgancia avendo offerto l’estremo contributo. Provano ad uscire Gadret e Sivtsov, ma il ritmo è alto e non c’è spazio. Contador soffre nei tratti controvento, naturalmente il suo margine non si spalanca più, ma d’altro canto nemmeno si contrae, assestandosi intorno al minuto e oscillando col favore o meno delle brezze. Emergono le doti di cronoman ancor più di quelle da scalatore, la postura è spesso seduta, in punta di sella, con un ghigno tremendo sul volto mentre la pedalata tradisce l’erogazione della massima potenza, pur nei limiti della consueta agilità, ora meno esasperata.
Tornante, giro di strada e giro di vento, Contador accelera, si volta, Rujano non c’è più, o meglio è lì, sempre lì, tenace e grintoso, ma staccato di qualche metro. Non c’è tempo per attendere, l’abbiamo detto, questa ormai è una cronometro.
Bang, arriva la linea, e Contador solleva con fatica estrema un braccio solo, e bang, spara, e bang un sorriso gli trapela sul viso.
A tutta velocità arrivano gli altri, Nibali ha covato come brace sotto la cenere lungo tutto il vulcano e azzarda uno scatto bellissimo poco prima dell’ultimo chilometro, ma Arroyo, un Arroyo fenomenale evidentemente esaltato dai suoi trascorsi in rosa, si spreme per stopparlo. Sarà volata, con Garzelli che si scorna fin sulla riga con il messinese, prevalendo infine per la propria maggiore freschezza (non ha provato attacchi) oltreché per lo spunto decisamente superiore: terzo posto con abbuono, ma pure punti preziosi per le maglie rossa e verde.
Nibali comunque dimostra con questo finale di stare bene, sopravanza Kreuziger che era apparso in precedenza più potente e reattivo, chiudono il più selezionato gruppetto – lasciandoci un po’ stralunati – Arroyo e Sivtsov, che dopo il proprio tentativo a vuoto era sembrato in grande difficoltà ma si deve essere ripreso.
Igor Anton, che forse qualche pensiero alla classifica lo fa, è subito dietro, distanziato solo nella foga della volata, specialità che proprio non fa per lui.
L’innesco di Contador ha fatto diventare tremendamente selettivo un arrivo pronosticato per una quindicina di atleti, mentre già Scarponi, peraltro sopravvissuto vista la crisi allucinante sul cui limite si è mosso, è già a quasi venti secondi da Nibali. Bene anche Gadret, tra gli scalatori purissimi, mentre Pozzovivo patisce la salita e giunge con oltre quattro primi di distacco. Tra i favoriti soffrono assai Menchov e Joaquim Rodriguez, a oltre due minuti (comunque quasi uno e mezzo da Nibali), così come – volendo includerli – Sastre e Lovkvist (anzi, peggio).
Tiene molto bene Le Mevél, scalzato dai dieci solo da un inaspettato Dupont, anche lui dell’Ag2R come Gadret. Nel medesimo gruppetto Serpa e Carrara. Masciarelli, Kiserlovski e Tiralongo si immolano per Kreuziger (e anche per tutti gli altri, e per il Giro!, a questo punto…), solo il giovane Francesco contiene il distacco entro il minuto e mezzo, vale a dire una trentina di secondi dai comuni mortali.
Il Giro è lungo, è la cantilena di tutti, ma adesso tocca agli altri dare fuoco alle polveri, e soprattutto capire che se si porta Contador alla salita finale correndo con linearità tattica e senza sussulti sulle prime ascese, questo Giro lo spagnolo lo può perdere solo se la luce si spegne a lui. O se qualcun altro gliela spegnerà a posteriori, ma questo farebbe solo male al ciclismo, e quindi anche a tutti gli altri atleti che pure ne godessero nell’immediato.
Gabriele Bugada