KADRI, TUTTE LE FUGHE PORTANO A ROMA
Al termine di un’azione durata 127 km dapprima in compagnia di altri quattro corridori e successivamente in solitudine il franco-algerino dell’Ag2r si aggiudica all’ombra del Colosseo una spettacolare edizione del rinnovato Giro del Lazio. Grande beffato del giorno Pippo Pozzato che vince la volata degli inseguitori su Grega Bole, il sorprendente Enrico Barbin e Simone Ponzi ed esulta senza sapere che era rimasto un corridore davanti.
Foto copertina: l’arrivo solitario di Kadri ai Fori Imperiali (foto Bettini)
Dopo quattro anni di stop a causa della crisi economica che ha portato alla cancellazione di diverse corse storiche del nostro Paese, ultima delle quali in ordine di tempo il Giro dell’Appennino, ritorna il Giro del Lazio ribattezzato per l’occasione Roma Maxima e, grazie a una collocazione nel calendario più favorevole rispetto a quella precedente di fine agosto, lo fa in grande stile con un campo partenti degno di una gara World Tour: presenti infatti al via stelle del calibro stelle del calibro di Vincenzo Nibali (Astana) e Alejandro Valverde (Movistar) accanto a John Gadret e Domenico Pozzovivo (Ag2r), Fabio Felline e Francesco Reda (Androni), Sacha Modolo (Bardiani), Steven Cummings (Bmc), Leonardo Duque e Fabio Duarte (Colombia), Giampaolo Caruso (Katusha), Giovanni Visconti (Movistar), Juan Antonio Flecha e Grega Bole (Vacansoleil), Stefano Garzelli, Oscar Gatto e Mauro Santambrogio (Vini Fantini), Damiano Cunego e Filippo Pozzato (Lampre) con il vicentino, già vincitore del Giro del Lazio nel 2005, considerato l’uomo da battere in virtù della grande condizione mostrata nel mese di febbraio e di un percorso molto simile a quello tradizionale, 180 km con partenza da Roma e ritorno nella capitale dopo aver scalato Rocca Massima, Rocca Priora, Campi di Annibale e a 28 km dal traguardo lo strappo dei Cappuccini, con gli ultimi km lungo la via Appia Antica e l’arrivo sul pavè dei Fori Imperiali con il Colosseo sullo sfondo.
Fin dalle prime battute si sono susseguiti gli scatti, il più significativo dei quali ad opera di Matteo Montaguti (Ag2r), Marco Frapporti (Androni) e Mauro Finetto (Vini Fantini), ma solo al km 53 è nata la fuga che di fatto ha deciso la corsa ad opera del francese di origini algerine Blel Kadri (Ag2r), del belga Christophe Prémont (Crelan), del portoghese Andre Cardoso (Caja Rural) e degli olandesi Pim Ligthart (Vacansoleil) e Albert Timmer (Argos) che hanno acquisito fino a 8′30” sul gruppo, ridottisi ai piedi dell’ascesa che portava ai Campi di Annibale a poco più di 2 sotto la spinta della Movistar nonchè quella dei ciociari Valerio Agnoli (Astana) e Stefano Pirazzi (Bardiani), che hanno tentato un’azione sulla salita di Rocca di Papa prontamente rintuzzata dalla formazione iberica.
Sentendo il fiato sul collo del plotone Kadri, certamente il più dotato in salita tra gli atleti al comando e non nuovo comunque ad azioni apparentemente scriteriate di questo tipo, ha prodotto una serie di accelerate che hanno stroncato dapprima Lightart e Prémont, quindi Timmer e in prossimità della vetta, su rampe che arrivavano al 15%, anche Cardoso rimanendo solo al comando, mentre alle loro spalle Alessandro Vanotti (Astana) ha preparato il terreno al suo capitano Nibali che si è mosso in prima persona accanto a un Santambrogio in condizione invidiabile e apparso in assoluto il più forte in salita e al duo dell’Androni composto da Reda e da Josè Rubiano, che hanno proseguito nell’azione guadagnando fino a una trentina di secondi su un gruppo composto da circa 20 atleti e del quale non facevano più parte tra gli altri Modolo, Gatto, Garzelli, Felline e Duarte ma anche Pozzato che riuscirà in seguito a rientrare con il supporto del compagno Simone Stortoni.
Sullo strappo dei Cappuccini Valverde e Pozzovivo hanno tentato di riportarsi in solitudine sul gruppo Nibali, cui si è accodato anche Cardoso mentre gli altri ex fuggitivi sono stati riassorbiti strada facendo, ma senza successo e in discesa si è ricompattato un plotone di 40 unità che al termine di un lungo inseguimento condotto dalla Lampre, con Daniele Pietropolli e lo stesso Cunego a tirare oltre a Stortoni, per Pozzato, dalla Colombia per Duque e dalla Vacansoleil per Bole sono riusciti sull’Appia Antica ad annullare il gap nei confronti del siciliano e dei suoi compagni di inseguimento ma non quello nei confronti di Kadri, che ha dimostrato una resistenza incredibile perdendo pochissimi secondi al km e tagliando in solitaria il traguardo per quello che è il primo successo della carriera, ottenuto con un’impresa che può essere paragonata in piccolo a quella del fondista svedese Johan Olsson, che nello stesso giorno si è aggiudicato la 50 km dei Mondiali della Val di Fiemme al termine di una lunghissima azione solitaria. Il gruppo inseguitore è stato regolato da Pozzato che, essendo rientrato nel finale e avendo il regolamento vietato le radioline, ha esultato credendo che non ci fosse più nessuno davanti ma ha comunque commentato con ironia la cosa nel dopo corsa; il vicentino ha regolato allo sprint Bole, ritrovato dopo un 2012 costellato da innumerevoli problemi fisici, il sorprendente 23enne bergamasco Enrico Barbin (Bardiani), Simone Ponzi (Astana), Duque e un Visconti atteso a sua volta a un riscatto dopo una passata stagione da dimenticare. La stagione italiana del ciclismo proseguirà ora in grande stile con la Tirreno-Adriatico, che scatterà mercoledì 6 marzo con una cronosquadre da San Vincenzo a Donoratico, e quindi con l’attesissima Milano-Sanremo.
Marco Salonna